Riportare nel Belpaese cittadini stranieri di origine italiana desiderosi di riscoprire le proprie radici, insediandoli in piccoli borghi sempre meno abitati. È l’idea del progetto Italie di Asmel, l’Associazione per la sussidiarietà e la modernizzazione degli enti locali, composta esclusivamente da enti pubblici, che ha sviluppato una rete che oggi conta oltre 4.500 enti locali su tutto il territorio italiano. Il progetto è entrato nella fase operativa da pochi mesi, con i primi arrivi raccontati anche nel breve video che trovate qui sopra. La coprogettazione con le comunità locali è un suo elemento chiave, al fine di sviluppare soluzioni su misura per ogni borgo, creando un ambiente inclusivo e sostenibile. Oltre a favorire l’integrazione dei discendenti italiani, il progetto punta a stimolare la crescita economica e culturale dei borghi attraverso nuove opportunità di lavoro e di investimento. I Comuni si mostrano molto interessati, anche per via della crescente difficoltà nel reperire lavoratori da parte delle aziende. Elemento centrale del progetto in tal senso è la piattaforma ItaLink, uno strumento innovativo che grazie agli algoritmi di matching facilita l’incontro tra i cittadini di origine italiana in cerca di occupazione e le opportunità lavorative offerte dalle imprese locali. L’intento di fondo è quello di contribuire in modo concreto alla rinascita dei borghi. In alcuni casi le aziende, per facilitare l’arrivo dei cittadini stranieri, hanno anticipato il primo mese di affitto. A oggi Italie è attivo in Uruguay, Argentina, Brasile, Stati Uniti, Canada e Venezuela. Driving Change ha intervistato una coppia di giovani uruguaiani appena arrivati, Emiliano e Nicole di 27 e 26 anni, che da dicembre abitano ad Atena Lucana, un paese di circa 2.500 abitanti in provincia di Salerno.
Emiliano, quali sono le tue origini italiane?
Mio padre è nato ad Ameglia, un piccolo borgo vicino a La Spezia, nel 1932, i miei nonni materni sono nati a Novara. Si è trasferito in Uruguay all’età di tredici anni, con tutta la famiglia, per fuggire dalla guerra.
Ci raccontate come è nata questa idea di venire a lavorare in Italia? In Uruguay avevate un lavoro?
Emiliano: Con mia moglie abbiamo iniziato a parlarne nel luglio del 2024. In Uruguay lavoravo tranquillo, facevo consegne con un camion, non mi mancava niente, ma avevo il desiderio di venire qua per conoscere l’Italia, per cambiare aria. In Uruguay è tutto sempre uguale, volevo fare una nuova vita. Ma per noi era difficile venire qua per conto nostro, perché ci sono tante incombenze anche a livello burocratico.
Nicole: Ho iniziato a valutare l’opportunità di trasferirmi soprattutto perché tutti i nonni di Emiliano sono italiani, quindi la sua famiglia, tra cui una cugina, è ancora oggi in parte in Italia. In Uruguay avevamo un lavoro e la casa di proprietà, quindi niente affitto, il che ci aiutava ad avere uno stile di vita un po’ migliore. Io lavoravo in un bar. Abbiamo deciso di venire per vedere se potevamo migliorare la nostra situazione.
E anche a te Nicole è piaciuta questa idea di venire in Italia?
Sì, in realtà era qualcosa che avevo pensato da tempo: venire in Europa per poter accrescere le mie esperienze lavorative, culturali, migliorare la mia vita. Così abbiamo deciso di venire in Italia.
Come siete venuti a conoscenza del progetto Italie?
Emiliano: Nell’agosto del 2025. Abbiamo pensato che fosse l’occasione giusta per venire in Italia. Quando mi hanno chiamato e mi hanno detto che c’era un lavoro, c’era una casa, abbiamo deciso subito. La prima riunione con quelli del progetto l’ho fatta nel camion che stavo guidando.
Nicole: Dopo la presentazione del progetto che è stata fatta a Maldonado, Punta dell’Este, abbiamo deciso subito di trasferirci in Italia, perché abbiamo capito di poter venire non da soli, ma con un lavoro e con un sostegno per tutti i problemi da affrontare.
Com’è andata al momento della partenza? Non c’è stato un momento in cui ha avuto una resistenza, ha pensato di cambiare idea?
Nicole: In realtà no. Certo si sono presentate molte emozioni, come nostalgia e sentimenti, lasciare tutto ciò che hai costruito lì, i familiari, gli amici, non è statio facile. Ma abbiamo preso una decisione abbastanza chiara, sapendo che quando vogliamo tornare nel nostro Paese ci sono delle persone che ci aspettano.
Com’è stato il vostro arrivo in Italia, e come sta procedendo adesso?
Emiliano: È andato bene. A dicembre abbiamo fatto un po’ i turisti e visitato un po’ il Paese, perché ho iniziato a lavorare solo a gennaio, e intanto abbiamo fatto le pratiche burocratiche. Da soli sarebbe stato molto difficile, senza conoscere le persone, gli uffici, dove andare, senza conoscere il sistema, rischiava di fermarsi tutto.
Nicole: L’arrivo in Italia è stato bello, ci hanno fatti sentire benvenuti perché ci hanno sempre accompagnati e questo ci ha aiutato, credo sia stata la cosa più importante.
Dove vivete?
Nicole: Attualmente ci troviamo a Atena Lucana, in provincia di Salerno, un paese di circa 2.500 abitanti con una piccola industria artigianale, piccoli laboratori. Emiliano è appassionato di motori, e lavora in un’azienda che si chiama Euromaster, nel campo degli pneumatici. È molto contento.
Emiliano, come ti trovi sul lavoro?
Il lavoro in sé stesso è bello e non è neppure tanto difficile. Quello che mi sta un po’ pesando è imparare a seguire i ritmi di lavoro che ci sono qua, in Uruguay sono più blandi. E poi all’inizio è necessaria molta pazienza non solo per essere formato nella parte pratica, ma anche in quella teorica, perché per ogni cosa che si fa c’è un perché, e questo perché va spiegato. Con la barriera della lingua la parte teorica è più difficile.
E invece tu Nicole?
Dovrei iniziare a lavorare a breve perché la mia situazione dal punto di vista formale, legale è differente. Inizierò in un’impresa di pulizie in un resort nel Cilento, in Basilicata, a Marina di Camerota, e quindi avrò l’occasione di fare un’esperienza in un bar. Da Atena dista un’ora, però da c’è un mezzo di trasporto comodo: potrò utilizzare il bus, perché non ho ancora la patente.
E la barriera linguistica? Come va con l’italiano?
Emiliano: Anche se non parlavo italiano, ho iniziato a studiare qualcosa già in Uruguay. Papà è venuto a mancare quando ero molto piccolo e dunque non ho avuto occasione di parlare con lui in italiano. Ho una cugina che abita a Pontremoli, con lei ho fatto qualche chiacchierata per telefono. Ora l’italiano lo sto imparando sul lavoro, praticamente, anche se il capo parla spagnolo perché è nato in Venezuela. Ho anche un collega venezuelano che parla perfettamente lo spagnolo, e mi sta insegnando molte parole in italiano. Resta comunque difficile perché si incontrano tante persone che lo spagnolo non lo parlano. Capisco bene l’italiano, ma faccio ancora fatica a parlarlo.
Nicole: Faccio un corso una volta alla settimana. Cerco anche di parlare con le persone del paese, ma non c’è molta gente…
Come vi trovate a Atena Lucana? Emiliano, avresti preferito stare nei posti dove è nato tuo padre?
Emiliano: Mi trovo bene, ma abbiamo bisogno di un’automobile, perché a oggi dobbiamo fare un quarto d’ora a piedi all’andata e altrettanti al ritorno con le borse della spesa per andare al supermercato. Mi piace perché è tranquillo. Però in futuro sì, quando parlerò bene l’italiano mi piacerebbe vivere, o almeno trascorrere un po’ di tempo, del paese da cui veniva mio padre.
Nicole: Poco a poco mi sto ambientando. Mi manca lavorare per poter completare il mio adattamento.
È cambiata molto la vostra vita rispetto a quella che facevate in Uruguay?
Emiliano: Ci sono molte differenze. La prima è non avere gli amici e la famiglia vicini. Certamente il fatto che qui è tutto un po’ distante, non vivendo in una città. Vivevamo a Montevideo, la capitale dell’Uruguay, che non è molto grande, ci conosciamo tutti, e ciò che c’è è tutto vicino. Anche iniziare un nuovo lavoro è un grande cambiamento.
E con la cucina come vi trovate? Vi manca quella dell’Uruguay?
Nicole: In realtà non è poi così differente la cucina italiana da quella uruguayana. Mi manca solo l’asado, la grigliata di carne alla brace che fanno anche in Argentina…
Intendete rimanere in Italia a lungo?
Emiliano: Sì, ci piacerebbe stare qui per un periodo lungo. Certo abbiamo appena iniziato, non so cosa risponderei fra sei mesi. Oggi l’idea è andare in Uruguay per le vacanze, e forse in un futuro ci tornare a viverci.
